: questi sono soltanto alcuni dei bellissimi pensieri che, espressi dagli studenti della I C e I E della scuola media ‘Don Lorenzo Milani’ di Terracina, per mano della loro professoressa Fausta Pennacchia sono diventati uno splendido collage che ha partecipato e vinto il concorso nazionale ogni anno bandito dal comune toscano di Vicchio per celebrare l’attività di don Lorenzo Milani e dei suoi ragazzi della scuola di Barbiana. Il titolo di questa nuova edizione era ‘La memoria genera speranza’ e i pensieri degli studenti terracinesi hanno avuto la capacità di emozionare la giuria e, soprattutto, di comunicare proprio quella stessa speranza che don Milani ha sempre cercato, riuscendoci, di instillare nei suoi ragazzi: “Egli ha sempre creduto nei suoi alunni, destinati ad essere contadini, e che invece sono diventati sindacalisti, maestri, scrittori, missionari” ha scritto Stefano. Davvero bellissimo il premio che i ragazzi si sono aggiudicati: l’elaborato frutto dei loro pensieri e sentimenti dopo aver conosciuto la figura del sacerdote entrerà a fare parte della Fondazione Don Milani con sede presso la biblioteca del Comune di Vicchio, in provincia di Firenze, il che vuole dire che chiunque potrà leggere il collage e rimanerne colpito nell’animo. Tra l’altro la professoressa Pennacchia non è affatto nuova a questa esperienza: l’anno scorso, infatti, lei stessa aveva partecipato alla precedente edizione del concorso nazionale, nella categoria riservata agli insegnati, dal tema ‘Lettera a una professoressa, quarant’anni dopo’: il componimento della professoressa Pennacchia arrivò tra i primi 12 scelti dalla giuria scelti per essere inseriti in un libro. Anche l’anno scorso ad ispirare il bando era stata l’intensa ed importantissima esperienza di don Lorenzo Milani e dei suoi ragazzi della scuola di Barbiana, una scuola molto particolare nella quale il sacerdote-professore riunì tutti quei ragazzi delle campagne limitrofe respinti dalle scuole statali perché ritenuti non adatti. Tra loro don Milani mise concretamente in atto il senso più profondo del vangelo, quello della fraternità, che voleva dire anche uguaglianza sociale. Di qui il motto ‘I care’ secondo il quale tutti senza distinzione di sorta hanno il diritto di ‘sapere’ per poter far valere anche tutti gli altri diritti. “Se sarò generoso e riuscirò a diventare maestro o farò qualunque lavoro mi permetta di aiutare gli altri, anche io farò trovare un cartello con su scritto I Care” ha scritto Andrea e anche il suo pensiero ha fatto centro.